Nel XIX secolo i capelli non venivano lavati ogni giorno. Ciò non era dovuto alla negligenza, ma a un fatto oggi largamente dimenticato: i lavaggi frequenti potevano danneggiare i capelli. Il sapone utilizzato all’epoca, a base di liscivia, era duro e tossico per i capelli lunghi. Li privava degli oli naturali e li rendeva secchi, fragili e difficili da acconciare. Gli uomini con i loro capelli corti potevano tollerare questo trattamento, ma le donne, i cui capelli spesso arrivavano fino alla vita, non potevano permetterselo.
Il segreto sta nella spazzolatura accurata. Le famose “100 spazzolate a notte” non erano un mito, ma un rituale vitale. Utilizzando una spazzola in setola di cinghiale pulita quotidianamente, si distribuivano gli oli naturali dalle radici alle punte, rimuovendo al contempo polvere e detriti. Questa accurata routine quotidiana manteneva i capelli forti, lucidi e sani senza la necessità di lavarli frequentemente. La spazzolatura stessa era un rituale pratico e di bellezza, che rifletteva una profonda conoscenza della cura dei capelli.
Nell’alta società, i capelli erano più che un semplice aspetto: simboleggiavano lo status e il benessere. Le elaborate acconciature vittoriane – torri di riccioli, trecce infinite e fiocchi a cascata – non erano solo alla moda, ma proteggevano anche i capelli dall’usura e dall’inquinamento ambientale. I “ratti”, piccoli cuscinetti di capelli raccolti o di lana, aggiungevano volume e struttura. Una donna poteva passare mesi senza lavarsi accuratamente i capelli, che comunque apparivano immacolati. Non si trattava di negligenza, ma di una cura consapevole, paziente e sofisticata: un’arte che conservava i capelli come un tesoro, splendente come i gioielli che li adornavano.





