Manipolazione psicologica
Nell’oscuro teatro della manipolazione psicologica, due termini spiccano per la loro agghiacciante rilevanza per i moderni sconvolgimenti sociali: il gaslighting e la psicosi da formazione di massa, entrambi esemplificati in modo eclatante nei video di Dancing Nurses della cosiddetta pandemia.
Il termine “gaslighting” si riferisce a una forma insidiosa di abuso emotivo in cui un individuo o un gruppo semina deliberatamente nella mente della vittima dubbi sulle proprie percezioni, sui propri ricordi e sulla propria sanità mentale. Coniata dal film Gaslight del 1944, in cui un marito spegne le luci del gas e le nega alla moglie, facendole mettere in dubbio la sua realtà, questa tattica si è evoluta in uno strumento di controllo nelle relazioni, nella politica e nei media. Non si tratta di una semplice menzogna, ma di un’erosione sistematica della fiducia nei propri sensi, che lascia l’obiettivo isolato e compiacente.
La psicosi di formazione di massa, un concetto reso popolare dal professore belga di psicologia clinica Mattias Desmet, descrive uno stato di trance collettiva in cui ampie fasce della società si aggrappano a una narrazione unificante – spesso assurda o distruttiva – nonostante le evidenti contraddizioni. Desmet delinea quattro prerequisiti: isolamento sociale diffuso, mancanza di significato nella vita, ansia libera e aggressività repressa incanalata in un unico obiettivo, come una crisi inventata. In questa morsa ipnotica, gli individui rinunciano al pensiero critico, formando una “massa” che impone il conformismo, come una setta ma su scala sociale.
Ciò che inizia come dubbio sulla realtà personale (gaslighting) può trasformarsi a cascata in un’illusione collettiva (psicosi di massa), amplificando il controllo attraverso la pressione dei pari e il ridicolo.
La PsyOp delle infermiere ballerine
Un esempio emblematico si è verificato all’inizio del 2020 durante il lancio del COVID-19: i video delle “infermiere danzanti”. Questi filmati, che hanno invaso piattaforme come TikTok da Wuhan agli ospedali occidentali, mostravano operatori sanitari in equipaggiamento protettivo completo che eseguivano balli sincronizzati e in levare in vasti corridoi ed eliporti. Lo sfondo? Proclami ufficiali di sistemi sovraccarichi e sull’orlo del collasso, con dichiarazioni di emergenza e carenza di ventilatori a dominare i titoli dei giornali, argomenti utilizzati anche per convincere un numero sempre maggiore di persone a prendere “vaccini” COVID-19 a base di mRNA non testati e non sicuri, per non essere un altro malato che appesantisce il povero personale ospedaliero esausto. Gli interventi chirurgici necessari sono stati cancellati e rinviati, e a tutti è stato detto di stare lontani dagli ospedali, malati o meno. Comunque sia, coloro che sono stati costretti a visitare gli ospedali a causa di emergenze hanno assistito a stanze e corridoi inquietantemente vuoti, totalmente privi del caos descritto dai media. I pazienti non sono mai stati assistiti da così tanti infermieri e medici, né prima né dopo il picco della cosiddetta “peggiore” pandemia di sempre. E gli ospedali, a quanto pare, pensavano ancora di avere abbastanza personale per licenziare di conseguenza qualsiasi operatore sanitario che rifiutasse le iniezioni sperimentali di mRNA COVID-19.
Eppure c’erano tutti questi video interminabili di figure danzanti mascherate in abiti ospedalieri, che provavano la coreografia con oggetti di scena come cappelli di Babbo Natale, in spazi ospedalieri vuoti. Non si trattava della gioia spontanea di infermieri sovraccarichi di lavoro e totalmente esausti; era un’assurdità coreografata, un ossimoro visivo che gridava per essere esaminato.
Considerate i meccanismi del gaslighting in questo spettacolo. Le vittime – il pubblico – sono state alimentate con una doppia alimentazione: avvertimenti terribili di sacchi per cadaveri e tende da triage accanto a filmati di infermiere che volteggiano su melodie pop in reparti immacolati. Quando gli osservatori hanno fatto notare la discrepanza, sono stati subito etichettati come teorici della cospirazione e la loro sanità mentale è stata messa in discussione. Questo rispecchia il classico gaslighting: il manipolatore non si limita a negare l’evidenza, ma la capovolge, facendo sembrare il sano di mente uno squilibrato. Un’infermiera che ha denunciato l’accaduto ha ricordato di essere stata mandata a casa per mancanza di pazienti mentre i colleghi filmavano la routine, per poi subire il contraccolpo di aver condiviso la verità.
L’effetto? Una popolazione che mette in dubbio i propri occhi e le proprie orecchie, preparata ad accettare senza protestare i dettami sempre più severi – maschere all’aperto, booster infiniti, chiese chiuse, anziani che muoiono da soli -. Come potrebbe notare Desmet, questo dubbio personale era la droga di partenza per l’ipnosi collettiva.
Si tratta di una psicosi di formazione di massa, in cui il gaslighting individuale raggiunge proporzioni epidemiche. Desmet sostiene che il malessere sociale preesistente – vite atomizzate in silos digitali, comunità erose – ha creato un terreno fertile. La narrazione della pandemia è diventata il punto focale “totalitario”, legando le masse ansiose in un rituale condiviso.
Le danze non erano un’esaltazione del morale; erano esibizioni di rivelazione del metodo, che ostentavano il vuoto per demoralizzare. Nell’eliporto all’aperto di un ospedale tedesco, sotto un cielo grigio d’inverno, i ballerini vestiti di sterpaglie deridevano il mito dell'”invasione”, la loro gioia era un sadico ammiccamento ai condizionati.
Sincronizzati a livello globale, dalle origini delle trasmissioni statali cinesi agli allarmi canadesi del “Codice Brown”, passando per gli assoli, questi video hanno semplicemente testato la conformità. Coloro che hanno applaudito si sono uniti alla psicosi di massa della terribile pandemia; gli scettici sono stati ostracizzati, e la loro esclusione ha rafforzato ancora una volta la bolla.
L’interazione era magistrale. Il gaslighting ha incrinato la determinazione personale – “Sono forse pazzo perché vedo letti vuoti sullo sfondo del video?”. – mentre la psicosi di massa la ricostruiva intorno alla menzogna, trasformando i vicini in esecutori. Facendo eco al “metodo di divulgazione” di Michael Hoffman, l’umiliazione palese assicurava l’inazione: perché resistere quando il copione è così sfacciato? I forum sono stati animati da risvegli di “pellirossa”, testimonianze, domande logiche che smontavano lo psyop, ma la maggioranza ha scelto di scorrere oltre, rimanendo nella comoda bolla della finzione, con l’ansia – creata dai media e dai politici – placata dal prossimo decreto assurdo. È stato paragonato a rituali satanici in camice, celebrando la paura architettata attraverso il teatro delle armi biologiche.
Anni dopo, nel 2025, l’eredità persiste. Questi fenomeni non sono reliquie, ma progetti. L’illuminazione a gas prospera nelle camere d’eco, la psicosi di massa nelle crisi architettate. Le infermiere danzanti ci ricordano: quando la realtà balla fuori sincrono, fidatevi dei vostri passi. Recuperate il significato attraverso la connessione, non la conformità. Solo allora la trance si rompe e le luci a gas si spengono per sempre.
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