L’86% dell’energia primaria mondiale proviene ancora dai combustibili fossili, mentre il sole e il vento rappresentano il 3%.

L'86% dell'energia primaria mondiale proviene ancora dai combustibili fossili, mentre il sole e il vento rappresentano il 3%.- 2

e i francesi stanno battendo un cavallo morto con i loro rovinosi mulini a vento

La transizione non è una storia morale, ma una trasformazione di proporzioni irrealistiche…

Solo il 3% dell’energia primaria mondiale proviene dal “teatro della truffa ecologica” (gas e solare), ma è lo 0% in Africa e il 9% in Europa. Nel nostro caso, la “transizione” è stata completata a meno del 10% e ci ha quasi ucciso….È un lungo cammino verso il paradiso di SANDRINE ROUSSEAU (membro del Parlamento francese).

Pubblicato il 31 dicembre 2025 da pgibertie

L'86% dell'energia primaria mondiale proviene ancora dai combustibili fossili, mentre il sole e il vento rappresentano il 3%.- 3
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Documentario e verità
@DocuVerite
Una delle notizie energetiche più importanti dell’anno è passata quasi inosservata.

Oltre l’86% dell’energia primaria mondiale proviene ancora da petrolio, gas e carbone… Questo dato è il risultato di un cambiamento di metodologia adottato dalla Statistical Review of World Energy ufficiale.
E la novità è che rende finalmente visibile ciò che prima era nascosto…

Per anni, alle energie rinnovabili è stato riservato un trattamento statistico particolarmente favorevole. I bilanci energetici mondiali utilizzavano il cosiddetto metodo dei combustibili fossili equivalenti.

Il principio era semplice: un chilowattora prodotto dall’energia eolica o solare veniva conteggiato come se sostituisse l’equivalente di un chilowattora di energia prodotta da fonti fossili, tenendo conto delle perdite di conversione che si sarebbero verificate in una centrale a carbone o a gas.

Di conseguenza, sulla carta, le rinnovabili “pesavano” di più nell’energia primaria di quanto non facessero nella realtà fisica.

Nel 2025, l’Istituto dell’energia ha quindi deciso di adottare un approccio in linea con gli standard delle Nazioni Unite e di Eurostat: il metodo del contenuto energetico fisico. D’ora in poi verrà conteggiata solo l’energia effettivamente prodotta, senza alcuna inflazione artificiale.

E le conseguenze sono immediate: Prima della revisione, le energie rinnovabili rappresentavano circa l’8% dell’energia primaria mondiale. Dopo la revisione, la loro quota scende a circa il 5,5%. L’energia nucleare rimane stabile intorno al 4-5%. I combustibili fossili scendono meccanicamente da ~82% a quasi 87% del totale.

Non è che le rinnovabili stiano producendo meno di quanto hanno fatto in passato. È solo che, fino ad ora, venivano conteggiate più di quanto producessero effettivamente. Questo cambiamento metodologico è importante perché modifica la comprensione stessa della transizione energetica.

In primo luogo, pone fine all’illusione della sostituzione.
Sì, le energie rinnovabili stanno crescendo rapidamente. Ma si stanno aggiungendo a un sistema di combustibili fossili che è ancora dominante. Il mondo è in una dinamica di aggiunta di energia, ancora lontana da qualsiasi sostituzione.

In secondo luogo, ci ricorda una verità fisica che spesso viene dimenticata: l’energia primaria non è una narrazione politica, ma un flusso materiale. Non si decarbonizza un sistema cambiando il colore dei grafici, ma riducendo effettivamente il consumo assoluto di combustibili fossili.

A questo punto è necessario ribadire un’ovvietà che il dibattito pubblico sta facendo di tutto per dissipare con ammirevole coerenza: l’elettricità non è energia, è solo una forma minoritaria di essa. Su scala globale, rappresenta appena un quinto dell’energia finale consumata.

Una delle manipolazioni intellettuali più efficaci della transizione è stata quella di far passare l’elettricità come energia vera e propria, cancellando così il fastidioso concetto di energia primaria. Questa quantità ingrata ci ricorda che la produzione di elettricità non è gratuita, che comporta flussi a monte, perdite e conversioni, e che non si può alimentare una civiltà con gli slogan…

Confondendo deliberatamente le quote di elettricità e le quote di energia, come si confonderebbe il rubinetto con la fonte, abbiamo creato una buona vecchia illusione collettiva: quella di una rapida transizione, anche se la struttura sottostante del sistema energetico mondiale rimane fortemente basata sui combustibili fossili. Così, mentre festeggiamo i record di produzione di elettricità verde, non specifichiamo cosa stanno realmente sostituendo e, soprattutto, cosa non stanno sostituendo.

Questa correzione metodologica rende anche più facile comprendere l’entità dello sforzo ancora necessario. Dopo trent’anni di politiche climatiche, quasi nove unità energetiche su dieci sono ancora costituite da combustibili fossili. Questo dato è preoccupante perché contraddice una narrazione asserita. Quella di una transizione già ampiamente avviata, quasi irreversibile, dove non resta che “accelerare”.

Questa nuova metodologia dimostra che le energie rinnovabili e l’energia nucleare hanno permesso di evitare notevoli emissioni, ma che non hanno ancora trasformato la struttura fondamentale del sistema energetico globale.

È proprio per questo che queste informazioni sono così importanti. Perché ci costringe a passare dagli slogan alla realtà fisica. Perché ci ricorda che la transizione non è una storia morale, ma una trasformazione su scala irrealistica…

Perché, nell’energia come altrove, rifiutare di guardare al presente così com’è è il modo migliore per rendere il futuro più costoso, più conflittuale e più brutale del previsto.
https://energyinst.org/statistical-review

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